La Natura Morta come sogno in un mondo mitologico di Renato Miracco
I ripetuti e terribili avvertimenti di probabile, possibile, auspicata, improbabile (e l’elenco potrebbe continuare) MORTE DELL’ARTE, che ci perseguita dall’inizio del XX secolo, hanno rivelato lo sgretolamento (per fortuna, secondo alcuni) di un universo culturale. E nell’individuare un unico modello ideale, l’approccio monoteistico perde il suo fondamento. Così, se da un lato sembra emergere il CAOS, dall’altro si aprono i Luoghi degli Dei e delle Dee, che ritornano a noi in una varietà di cosmo policromi e policentrici.
Imbevuti come siamo ancora dell’estetica ottocentesca – come riproducibilità del reale – noi, spettatori e beneficiari, dovremmo sentire il dovere, di volta in volta, di decifrare le modalità di comunicazione con cui ciascun artista ha scelto di veicolare. il proprio mondo interno e individuare il canone estetico della qualità artistica.
Parlando della nostra esposizione quotidiana di Durante dobbiamo considerare le origini di Damiano Durante.
In Italia, l’emergere della natura morta come genere a sé stante avvenne intorno al 1600, favorito anche dal nuovo gusto per il naturalismo: un’estetica che trovò la sua massima espressione nell’opera di Caravaggio e trovò molti seguaci.
La pittura italiana di nature morte si distingue da quella di altri paesi in molti modi, nonostante le idee e i motivi di fecondazione incrociata. Lo studio diretto della natura ha appreso esercizi cromatici su insetti, farfalle e fiori, statue, strumenti musicali, libri e oggetti preziosi.
Ma nella mostra di oggi dobbiamo notare un altro elemento: Mythos! Perché?
Dobbiamo comprendere innanzitutto che l’arte, come nel passato, è un prodotto della sua Società, seppure con modalità e codici diversi: questo conferisce alla parola “Società” un significato molto più reale e tangibile.
E quello che Durante descrive è il nostro desiderio quotidiano di sognare un mondo arcaico pieno di mitologia.
La Natura Morta, la sua Natura Morta, può quindi essere considerata un connubio tra RES e APPARIZIONE come amava definirla il Filosofo Adorno.
L’unione comporta una spiritualizzazione dell’opera d’arte in cui la sua mera materialità decade per puntare ad una comunicazione spirituale più elevata.
Il senso inglese di Still life è “Silent Life” mentre quello olandese (stillben) è “Posed Nature”: in entrambi i sensi c’è sempre il ricorso a una realtà che va oltre il dato contingente. In questo modo la Natura Morta può diventare una chiave che apre il mondo più privato, nascosto e silenzioso del pittore. È il diaframma tra realtà e realtà ascetica, tra mondo fisico e metafisico o se si preferisce oggi tra mondo metafisico e mitologico la mera materialità cade per puntare ad una comunicazione spirituale più elevata